VILLA IMPERIALE, Pesaro

Il Castello degli Sforza e dei Della Rovere

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Villa Imperiale

 
 

Villa Imperiale: sul versante interno del Monte San Bartolo, si affaccia sulla città di Pesaro con una magnifica vista panoramica.
 

È uno dei più bei capolavori dell'arte rinascimentale del Pesarese, sospese tra il mare e le prime colline della riserva naturale di Monte San Bartolo.

Le origini di Villa Imperiale risalgono al Quattrocento, epoca in cui Alessandro Sforza fece edificare un primo complesso fortificato. Lo stemma degli Sforza appare nell'imponente torre di guardia, che sormonta l'ingresso.

Il Suo nome sarebbe dovuto alla posa della prima pietra da parte dell'imperatore Federico III.

 
La sala interna, fino a 160 posti, ed un momento dell'aperitivo servito nel chiostro.
 

Nel 1530 circa fu eretta la parte principale dell'edificio dall'architetto Girolamo Genga su ordine di Francesco Maria Della Rovere ed Elisabetta Gonzaga.

Villa Imperiale è un complesso architettonico molto ricco e complesso, sapientemente creato adattando la struttura al paesaggio naturalistico circostante: in questo modo è stato possibile mantenere l'armoniosa ispirazione rinascimentale di perfetta corrispondenza tra quanto creato dall'arte umana e la natura.

Questa tendenza è dimostrata anche dalle decorazioni delle sale interne, a cui parteciparono nomi di spicco come i fratelli Dossi, Francesco Menzocchi, Raffaellino del Colle, il Bronzino, Camillo Mantovano.

I giardini di Villa Imperiale furono progettati dall'architetto Genga, che realizzò qui uno dei più suggestivi esempi di giardino all'italiana: posizionato su tre diversi livelli, decorato da grotte e giochi d'acqua, e celebre per la ricchezza di piante ed alberi di ogni tipo.

La Villa è quindi concepita come un organismo del tutto autonomo, cinta da mura e collegata all'edificio più antico da un corridoio pensile, con una maestosa facciata scandita da cinque archi a volta.

 

 
Il viale di accesso ed un cocktail buffet servito in terrazza.
 

La residenza fu inizialmente fatta edificare da Alessandro Sforza e poi ampliata dai Della Rovere. La parte sforzesca si presenta come edificio rettangolare a due piani, con pareti in cotto e finestre prive di fronzoli e con un'alta torre inglobata nell'ala di ponente. Unici elementi che rompono l'uniformità' della costruzione sono il portale d'ingresso, sul quale campeggia l'arme degli Sforza e le canne fumarie. Varcato il portale, che si apre alla base della torre, si accede ad un cortile dal porticato sostenuto da colonne e soffittato a travature, distribuito sui quattro lati di diverse dimensioni. In origine sopra il portico vi era una loggia, oggi tamponata. A pian terreno erano ubicati degli ambienti di residenza e di servizio. Al piano superiore, ampie stanze e la loggia, in parte soffittate a cassettoni e in parte a volta, formavano gli ambienti dell'appartamento, in cui si notano elementi architettonici quattrocenteschi. L'ampliamento avvenuto nel 1529/'30, per volonta' dei Della Rovere, e' dovuto a Girolamo Genga.

 
 
Un pranzo, una cena a Villa Imperiale: sulla grande terrazza, affacciata sulla valle del colle San Bartolo, e la vista panoramica su Pesaro.
 

Nella Sala dei Semibusti invece, il Duca assiste all’incoronazione di Carlo V, e tra le nicchie e i pilastri spiccano semibusti di personaggi antichi. Restano la Sala dello Studiolo, dove Francesco Maria è raffigurato come capitano supremo della Repubblica Veneta, la Sala dei Fiumi e quella della Calunnia, che sul soffitto riporta gli emblemi astrali del duca, mentre alle pareti spiccano le virtù cardinali con al centro la carità. Di fronte è raffigurata la Calunnia, che si riferisce alla calunnia di Apelle, in cui l’innocente umiliato viene incoronato dalla Fama, accanto alla Pace e all’Abbondanza, che si traduce nell’esaltazione di Francesco Maria.
La villa si stende lungo quattro livelli terrazzati in armonia con il naturale declivio del colle ed è contenuta da una cinta muraria.

 

I livelli superiori sono occupati prevalentemente dai giardini, che sono circondati da oltre 35 ettari di bosco. La loro struttura conserva la memoria del giardino rinascimentale ricco di essenze arboree profumate e pregiate come l’alloro, il mirto, il rosmarino, insieme a bossi, viti, cedri, limoni e aranci. I due livelli inferiori invece costituiscono il corpo abitabile, che negli anni fu frequentato da molti letterati ed artisti tra cui Tiziano e Pietro Aretino, Torquato Tasso, Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo che in un suo scritto descrive la villa come <condotta con la vera scienza dell’arte, e con i modi antichi e invenzioni belle e leggiadre che a me paia aver veduta fatta modernamente>.
La struttura, svelandosi a poco a poco in mezzo alla vegetazione, riprende la volontà del progettista di creare con il paesaggio circostante un rapporto di perfetta simbiosi. Ciò è testimoniato dai numerosi percorsi che, attraverso il bosco, collegavano l’Imperiale alle altre ville roveresche.

 
Mise en place nel salone Nobile
 

Attualmente in perfette condizioni di agibilità, la villa è residenza estiva della famiglia Castelbarco Albani. Per volere della stessa famiglia è stata sottoposta a lavori di ripristino per ricondurla al suo originario splendore. Si segnalano anche i restauri apportati agli affreschi rinascimentali ad opera del Gabinetto di Restauro di Firenze.
 

 
 
 
 

 

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